Dopo le pagine intense de “L’acquaiola”, mi sono immersa di nuovo nel genere più esplorato da Carla Maria Russo: il romanzo storico.
In “La bastarda degli Sforza” l’autrice, con il suo inconfondibile stile semplice, pulito e immediato, delinea la figura di Caterina Sforza nella prima parte della sua vita, dalla nascita da illegittima alla conquista di Forlì dopo la morte del marito; forse un altro atto di forza che le valse il soprannome emblematico di Tygre.
Da questi capitoli viene fuori il ritratto di una donna forte, abituata a combattere, in tutti i sensi, per farsi valere anche di fronte agli uomini.
Una donna che tiene alti i suoi ideali molto moderni per i tempi, che si è fatta forza da sola, dopo un matrimonio in tenera età imposto per ragioni di stato, e che ha soffocato i suoi sentimenti molto dolorosi verso il padre e verso gli uomini per tanto tempo, trincerandosi dietro una corazza solida e inscalfibile.
Quante donne come Caterina avranno attraversato i secoli della storia, di cui non ci sono, però giunte le avventure, le gesta, ma anche le difficoltà e i soprusi subiti?
Donne forse dimenticate, che anonimamente hanno fatto di tutto in loro potere per affermare le loro idee, per poter far sentire le proprie voci che oltrepassassero i merli di una torre di un castello in una città medievale e si librassero senza timore, senza restrizioni.
Auguriamoci con tutto il cuore che in ogni donna ci sia una piccola Caterina che creda saldamente in sé e nell’affermazione del proprio pensiero.
[E se neanche tu riesci più a fare a meno dei romanzi di Carla Maria Russo, ti anticipo che martedì 1 ottobre esce in libreria, sempre per Piemme, il suo nuovo romanzo, “Una storia privata – la saga dei Morando”: io non vedo già l’ora!]